Anthropic estende il watermark invisibile dei testi di Claude a quattro vecchi modelli dal 3 novembre, secondo un'e-mail ai clienti
Anthropic applica già un watermark invisibile ai testi dei suoi modelli recenti per conformarsi all'AI Act europeo. Secondo un'e-mail inviata ai clienti delle API e riportata da The Decoder, Claude Mythos 5, Opus 4.7, Opus 4.6 e Sonnet 4.6 seguiranno il 3 novembre. Cosa consente questo watermark, cosa non permette e chi può rilevarlo.

I testi redatti da Claude includono già, per i modelli recenti, una firma invisibile. Secondo un’e-mail inviata ai clienti della sua API e riportata il 31 ottobre da The Decoder, Anthropic estenderà questo watermark a quattro modelli più vecchi a partire dal 3 novembre 2026: Claude Mythos 5, Opus 4.7, Opus 4.6 e Sonnet 4.6, con qualche giorno di ritardo su Amazon Bedrock. Anthropic non ha reso nota questa data sul proprio sito, ma la sua pagina di supporto conferma l’aggiunta del contrassegno ai modelli rilasciati prima del 2 agosto 2026. Su X, un post ampiamente condiviso ha descritto la novità come un Claude che sta per «fare la spia» sui suoi utenti; i documenti di Anthropic descrivono invece un sistema molto più circoscritto.
Come funziona il watermark
Il principio, illustrato in dettaglio da Anthropic in una pagina pubblicata il 14 agosto, adotta SynthID-Text, il metodo pubblicato da Google DeepMind nel 2024. Quando più parole risultano ugualmente adatte al contesto, il modello normalmente estrae a sorte; con il watermark, questa selezione viene guidata da una chiave segreta e dalle parole precedenti. Il testo non contiene né caratteri nascosti né token aggiuntivi e non costa di più, ma chiunque sia in possesso della chiave può calcolare la probabilità che Claude abbia partecipato alla sua redazione. La marcatura si applica a livello di modello, quindi ovunque: API, applicazioni Claude, Claude Code, Claude Cowork, Claude Tag e sulle istanze gestite da AWS, Google Cloud e Microsoft Foundry. I file generati (PNG, JPEG…) ricevono inoltre le Content Credentials, metadati firmati in formato C2PA.
La motivazione è di natura normativa: Anthropic dichiara di aver sottoscritto a luglio il codice di buone pratiche europeo sulla trasparenza dei contenuti generati da IA, collegato all’articolo 50 dell’AI Act, che impone di contrassegnare i testi prodotti dall’IA. L’azienda lo applica in tutto il mondo, nell’impossibilità di limitarlo in modo affidabile ai soli utenti europei.
Chi può rilevarlo e cosa dimostra
È questo l’aspetto che ha suscitato più reazioni. L’API di rilevamento è in anteprima privata: è riservata alle organizzazioni idonee ai sensi del diritto europeo (autorità di regolamentazione, forze dell’ordine, media, fact-checker, ricercatori, istituti di istruzione, società civile) e alle aziende tenute a verificare la presenza del contrassegno. Un privato cittadino non può quindi, per il momento, verificare un proprio testo; Anthropic dichiara di voler estendere l’accesso. Il watermark, dal canto suo, non contiene alcuna informazione sull’utente, sulla sua organizzazione o sulle sue conversazioni, secondo quanto afferma l’azienda: indica tutt’al più che Claude ha probabilmente scritto o rielaborato un passaggio.
Anthropic stessa elenca i limiti del sistema. Il rilevamento funziona male sui testi brevi; il watermark è raro nel codice e nei passaggi puramente fattuali, dove la scelta dei termini è vincolata; una semplice correzione grammaticale lascia poche tracce, mentre una traduzione effettuata da Claude viene contrassegnata per intero; una riscrittura completa lo cancella. Un segnale rilevato non distingue tra «Claude ha scritto questo testo» e «Claude lo ha pesantemente modificato».
Un’eccezione su due modelli, secondo The Decoder
In base alla medesima e-mail citata da The Decoder, su Opus 4.6 e Sonnet 4.6 il watermark verrebbe applicato solo se i parametri di campionamento (temperature, top_p, top_k) restano impostati sui rispettivi valori predefiniti; Anthropic consiglierebbe di non modificarli ai clienti che fanno affidamento sul watermark per la propria conformità normativa. L’e-mail non menzionerebbe questa riserva per Mythos 5 e Opus 4.7. Questi dettagli non compaiono sulle pagine pubbliche di Anthropic consultate il 1° novembre.
La nostra lettura
Il watermark di Claude non è una spia: non dice né chi ha scritto, né per conto di chi, e riguarda solo i termini scelti dal modello. Tuttavia cambia le regole del gioco per chi pubblica testi prodotti con Claude senza dichiararlo, poiché media, insegnanti o autorità di regolamentazione avranno sempre più strumenti per verificarlo. La vera disparità è un’altra: l’utente non ha modo di verificare ciò che altri potranno rilevare nei suoi stessi testi. E se l’eccezione sui parametri di campionamento dovesse essere confermata, mostrerebbe tutta la fragilità del meccanismo: un contrassegno neutralizzabile modificando una semplice impostazione tutela soprattutto la conformità del fornitore, non la tracciabilità dei contenuti.
Fonti
- Anthropic — How Claude's text watermark works Fonte primaria
- Claude Help Center — How Claude marks AI-generated content Fonte primaria
- The Decoder — Anthropic's watermark rollout leaves a loophole on two older Claude models (31 ottobre 2026) Fonte secondaria — Riporta il contenuto di un'e-mail inviata ai clienti dell'API.
- X — pubblicazione di Pete Sena (@petesena), 30 ottobre 2026 Fonte secondaria — Esempio della narrazione virale della notizia («Claude gonna start snitching on Tuesday»).
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